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“Mamma, papà, voglio fare il sarto”

Questo è ciò che ho detto ai miei genitori quando in 4° liceo ho deciso che avrei voluto abbandonare gli studi per iniziare a lavorare nel mondo della sartoria. Ma facciamo un passo indietro di qualche anno.


Quando avevo 9 anni, i miei genitori mi regalarono per Natale una macchina da cucire e, con qualche ritaglio di tessuto trovato qua e là, iniziai a cucire. È stato in quel momento che ho iniziato ad appassionarmi tanto a questo mondo, talmente tanto che tutto il resto non esisteva.

Ritagliavo abiti dai giornali e li incollavo nel mio quaderno più bello, insieme a pezzi di stoffa trovati per caso: tessuti rubati dai cassetti di mia madre, ritagli di tappezzeria e tovaglie diventavano così “abiti” per le mie povere cugine, alle quali chiedevo di indossarli. All’inizio, chi mi ha sostenuto di più, sono stati proprio loro, i miei genitori: mia madre che mi dava consigli su come cucire e come realizzare le mie idee; mio padre che mi costruiva passerelle ad hoc e dava spazio ai miei desideri.

Nella mia testa era già tutto molto chiaro: ci mettevo molto impegno e organizzavo delle piccole sfilate in casa con tanto di luci colorate, scaletta della musica e presentatrice.

Avete presente quando volete una cosa talmente tanto che cercate in tutti i modi di ottenerla? Ecco, io sono esattamente cosi. Ho sempre creduto follemente nel mio sogno. Sono stato molto fortunato, tutti mi hanno sempre sostenuto e di questo gli sono infinitamente grato.

Non avevo alcuna base tecnica, perciò dopo sei mesi di affiancamento a una sarta che faceva riparazioni (e dopo innumerevoli esperimenti), ho iniziato il mio percorso di formazione da autodidatta. Ho studiato libri di testo dai quali poter apprendere la tecnica, fatto infinite ricerche online e su altri libri per hobbisti, chiesto consigli e suggerimenti a chiunque sapesse cucire. Ho sperimentato, provato e riprovato, cambiato idea mille volte, ma la curiosità che avevo il primo giorno ce l’ho ancora, e cresce sempre di più.


Da allora sono passati 20 anni, e detto così sembrano tantissimi, ma in realtà sono volati, non mi sono reso conto di ciò che piano piano stavo costruendo con le mie mani, con una manciata di spilli, ago e filo. Ciò che più mi appassiona di questo lavoro è che non si finisce mai di scoprire, e uso proprio questo verbo perché molto spesso, mentre lavoro, arriva “l’illuminazione” su ciò che sto facendo. In realtà ci sono tantissimi aspetti che amo della mia professione: a spingermi a fare sempre meglio, è una passione talmente grande che parole non si riesce a spiegare. Cerco di comunicarla mettendone un po’ ciascuna delle mie creazioni, perchè alla fine sono le mie opere a parlare per me. Oggi a quel bambino di 9 anni dico che non poteva neanche immaginare tutte le cose che avrebbe fatto e che continuerà a fare, e voglio ringraziarlo per aver acceso quella scintilla che oramai è diventata un fuoco dalla fiamma viva.


Non sono amante degli obbiettivi puntati in faccia, ma ho realizzato questa breve intervista dove racconto un pò di me e del mio percorso, sperando di farvi arrivare tutta l'emozione che provo ogni volta che parlo del mio lavoro.




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